L’Italia dove vuoi, quando parti e quando arrivi.

IMG_4495Da piccola mi rimase impressa una frase, anche se non ricordo bene se fosse stata estrapolata da una commedia italiana, o se semplicemente fosse un modo di dire dell’epoca: “Andiamo a prendere un caffè a Genova”.

Mi divertiva allora e adesso mi fa riflettere su quanto le distanze si siano accorciate. Viaggiare è più facile, meno costoso e finalmente viene considerata anche un’esigenza umana e non soltanto più un lusso.

Vi racconto questo, perché qualche giorno fa, ho accolto l’invito di Autogrill per andare a pranzo all’aeroporto di Fiumicino, per vedere una nuova realtà inaugurata lo scorso dicembre: il nuovo ristorante Assaggio di Autogrill, nell’area di imbarco E del T3 dell’aeroporto di Roma Fiumicino per i voli Extra Schengen. Non potevo non associare “Caffè a Genova” con “Pranzo all’aeroporto di Roma”. Continua a leggere

Pasta con le sarde, la ricetta di famiglia

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Sono tornata in Sicilia dopo venticinque anni e non mi è parso vero che fosse passato così tanto tempo, ancor più considerando che sono di origine siciliana per tre quarti (un quarto è istriano, ma la storia è complicata, magari un giorno ve la racconterò).

Parto all’alba con un ottimo panettone da regalare al cugino Pippo, che non ho mai conosciuto di persona, poiché ci siamo ritrovati da omonimi e foodies su FB, e solo dopo abbiamo capito che cugini lo eravamo davvero. Lui è diventata la mia fonte sull’enogastronomia siciliana e sui prodotti ne sa a pacchi, perché visita le aziende, è curioso, mette le mani in pasta, ma anche in terra per coltivare i pomodorini. È lui che spesso mi conferma dei miei ricordi infantili in cucina e mi riporta alla memoria “magiche” immagini, tipo le zie che urlano in dialetto strettissimo, mentre cucinano cose buonissime, ma soprattutto per chiamare a tavola. Scendo dall’aereo spiegando al personale di bordo che sì, la stagione del panettone si è molto estesa, per la felicità dei golosi e degli appassionati. Continua a leggere

Bere un caffè, un’azione apparentemente semplice

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Quando noi italiani beviamo un caffè, pensiamo a quanta italianità c’è in quella tazzina. Non è che lo dimentichiamo, ma semplicemente soppesiamo pochissimo la provenienza di quel caffè. Vero è che, così come le caramelle alla liquirizia più buone mi dicono essere quelle danesi, la liquirizia migliore viene se non erro, coltivata in Italia.
E come per la liquirizia potremmo parlare di ennemila altri prodotti che vengono coltivati in un posto e resi meravigliosi in altri luoghi. La storia la fa la terra e il contadino e questo dovremmo scrivercelo sopra il frigorifero per leggerlo tutte le volte che lo apriamo, ma è anche vero che la grande storia di selezione e lavorazione ha preso, direi da più di un secolo, altre meravigliose (certamente e purtroppo non tutte, ma la debolezza umana è nota a tutti) strade che penso si debbano conoscere e apprezzare.

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Ma come si misura l’ecosostenibilità?

Quando trovo ostico qualcosa, tento sempre di ridurre ai minimi termini, per semplificare e provare a capire meglio. Esattamente come quando avevo sei anni, applico il metodo della mia temibile e terribile Maestra Borgo, che mi considerava zero, ma spiegava un gran bene. Ovvio quindi che studiassi poco, perché riuscivo comunque a cavarmela, semplicemente ascoltandola dagli ultimi banchi.

Fortunatamente le parole “ecosostenibile” e “impatto ambientale” sono sempre più consuete nelle nostre conversazioni e ancor di più dopo l’esperienza di Expo Milano 2015, e nel mio caso ancor di più, avendo seguito anche lo sviluppo di Expo World Recipes, che riportava l’impatto di ogni ricetta solo analizzando gli ingredienti e non altri parametri, quali gli strumenti, la stagionalità etc. Insomma un bello sforzo per far comprendere questi dati a chi cucina e chi mangia. Però non basta, me ne rendo conto.

Ho anche un grande vantaggio: sono cresciuta con un padre ossessionato dal risparmio economico, quindi ogni azione o spesa era super misurata: dallo spegnimento delle luci e delle spie della televisione, al fai da te più estremo come l’imbiancatura, la carta da parati, la riparazione di un miliardo di cose domestiche e personali come le scarpe e i lavandini. Certo, ho passato molti pomeriggi a ridare la vernice alle ringhiere, ad aggiungere vino all’aceto in cantina, a usare come carta di brutta i retro dei ciclostili,  o a passare gli strumenti a mio padre, annoiandomi a morte e sognando i giardinetti.
Se vi state chiedendo se mio padre era un artigiano, vi dico subito di no: era un impiegato in IBM.. Continua a leggere

Focaccine farcite, ricetta veloce con Fresco

I miei esperimenti del quotidiano con Fresco di Irinox continuano. Ho ripreso la ricetta delle focaccine, per cominciare da qualcosa di semplice, ma la cosa interessante è stata usare l’abbattitore domestico per diversi passaggi: lievitazione, abbattimento, scongelamento.
Fondamentale secondo me per chi fa catering, ma anche per chi vuole ritrovarsi già tutto pronto, ovvero delle focacce già ripiene pronte da servire.
Prepari le focaccine con pochissimo lievito, sfruttando la lievitazione controllata, le cuoci, le abbatti, le metti nel congelatore, le tiri fuori alla bisogna. Certo non per mesi, ma un per un po’ di giorni.

Ingredienti:

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