cucinaMancina a “Il libro possibile” di Polignano

Quando ero piccola, la mia maestra ci diceva che eravamo fortunati, perché nell’epoca moderna in cui stavamo vivendo, non si obbligavano più i bambini a usare la mano destra. Ci raccontava che la parte destra del cervello, che comandava per uno strano gioco d’incroci anatomici la mano sinistra, era la più creativa e che era bene lasciare in quei casi particolari la libera scelta, per non costringere e per ottenere in molti casi risultati migliori.
Quello che succedeva a noi ragazzini era che invidiavamo un po’ questi mancini dal fascino creativo e un po’ rivoluzionario.

Poi durante un corso di tiro con l’arco ho scoperto, di essere mancina anch’io. Ho scoperto che se tiravo da mancina riuscivo finalmente ad avere risultati apprezzabili e soprattutto a far smettere di ridere gli amici presenti e sempre pronti a sfottere. E non lo nego, mi sono sentita più figa.

Quando Flavia Giordano e  Lorenza Dadduzio mi hanno parlato di cucinaMancina durante Next a Milano (che tra l’altro hanno vinto come migliore food startup e un po’ è anche colpa mia e di Sonia Peronaci che eravamo in giuria) ho scoperto che parlavano di mancinità in ambito food come piace a me, e ho gioito. Sì è vero, si dice mancinismo, ma solo quando s’indica una malattia, mentre la mancinità è stata coniata da Flavia e Lorenza come termine totalmente positivo e indice di sana creatività.

Vegetariani, vegani, allergici, intolleranti, e poi tutte quelle persone che hanno una maggiore consapevolezza di ciò di cui scelgono di nutrirsi. Meno sodio, meno zucchero, con frutta, crudo o senza uova. Non importa, siamo tutti un po’ mancini e se non lo siamo, forse dovremmo diventarlo… Continue reading

Lo conoscevo sai?

Le giornate corrono, ma basta poco per precipitare nelle emozioni.
Un dominio scaduto. Il MIO dominio scaduto, quello che puntualmente rinnovavi tu, Marco.
Ma non leggevo la tua posta da un po’, e non mi sono accorta delle mail d’avviso.
Recupero tutto quello di cui non mi volevo occupare e poi chiamo gli amici e il numero di supporto, per i cambiamenti necessari. Ci sono frasi che ho imparato a dire in fretta, ma per chi è dall’altra parte della mia voce, è sempre uno schiaffo. E quel “Mi dispiace” sembra detto da una persona seduta ad un tavolino con me. Ok, andiamo avanti dai, ti do tutte le password che vuoi, Davide.
Ma signora io lo conoscevo sa? Allora cado, ruzzolo indietro, e cerco di non farmi troppo male, per non far star male anche Davide. Perché ho deciso, che a ogni lacrima devo restituire un sorriso.
Io lo so che ancora non le conosco tutte le persone che diranno a me e le mie figlie: “Sai, io lo conoscevo Marco”, e con il cuore ci racconteranno storie che forse non immaginavi neanche tu Marco. Storie divertenti e positive, che scatenavano solo progetti positivi.
Grazie Davide, grazie Mirko, grazie Gabriella e a tutti gli altri che verranno e che racconteranno. Sono persone che sanno creare relazioni e valore.

Oggi la giuria del FunkyPrize mi ha reso felice assegnando a MarioWay il FunkyGrant di Working Capitalche continua a far vivere il tuo grande desiderio d’innovazione. Tu me ne avevi parlato di MarioWay, e io poi avevo pianto guardando un tango speciale, quando tu non c’eri più.

Grazie a tutti gli amici che lo hanno reso possibile.

Ciao Eugenio


Me lo ricordo ancora il sorriso di Marco alla vista della colazione che gli avevi offerto in quella domenica che abbiamo deciso di non dormire sul divano scomodo di mia madre e di fermarci in un B&B, la Cascina Matiot,  per andare a trovare le bimbe in campagna.

Toma stagionata, robiola fresca, il tartufo nero che avevi trovato tu nel bosco di noccioli, il pane appena comprato al Boglietto. E la pancetta. E il lardo.
Ti ha amato da subito e la volta dopo ti sei seduto con noi a chiacchierare, perché stare in piedi pareva brutto.

È bastato pochissimo per diventare amici con te, Daniela e Indira. E Alice ogni tanto.
Poi vi abbiamo lasciato le nostre figlie d’estate e siete diventati la “mamma buona” e Eugenio grande, ché era arrivato anche quello piccolo, detto però Pinolo, per un disegno di Blanca… Continue reading

Ravioli di farina di riso venere con Cuisine Companion

Quando è arrivato a casa Cuisine Companion della Moulinex, mia figlia Blanca e mio fratello Nicola, hanno esclamato: “Finalmente qualcosa che si capisce senza dover leggere tutto il manuale!”. Io invece ho pensato: “Non credo di aver mai letto più di due frasi a casaccio di qualsivoglia manuale”. Anzi a questo proposito, credo che i manuali dovrebbero essere scritti da chi usa gli oggetti e non da chi li costruisce, almeno nelle parti legate all’uso e non alla sicurezza. (Che poi non è neanche vero, perché la sicurezza si va a benedire se uso male uno strumento).
Comunque il loro punto di vista era molto interessante, perché io ormai sono assuefatta all’uso del Bimby, che proprio intuitivo non è, e quindi senza leggere il manuale me lo sono fatto spiegare da loro due. “Vedi mamma, qui c’è la funzione, e qui la temperatura, qui invece il tempo che puoi impostare come vuoi, oppure seguire la ricetta”
Quindi impasta, cuoce, trita, monta e tutto il resto. Quattro lame e un boccale nettamente più grande del Bimby. Che non è poco. Non c’è la bilancia, dico a Blanca. “Certo mamma, ma io mi prendo quella piccola e la metto a fianco”. In effetti considerando il prezzo competitivo ha tutto un suo perché.  La cottura a vapore funziona davvero e l’ho provata con le verdure e la cottura del riso, nel bimby invece, il varoma mi ha sempre lasciato insoddisfatta: troppa dispersione di calore, per il piatto apposito che si aggiunge sopra. Ecco perché per la prima volta ho cucinato i ravioli al vapore…

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