FunkyPrize 2015 è qui e adesso

funkyprize
Voglio scegliere la vita ha detto Sheryl Sandberg, numero due di Facebook, dopo trenta giorni di lutto per il marito David.
“Non lasciare che io muoia mentre sono ancora vivo” L’ho capito solo adesso: il valore che il tempo ha nella vita, è incommensurabile”
Condivido totalmente le parole di Sheril e mi ricordano che il tempo non è umanamente misurabile. È tridimensionale, è come il corpo di un adolescente che cresce in modo strano e imprevedibile, è come una medusa che si gonfia e respira nell’acqua.
Io non ho ancora fatto i miei conti con il tempo, cerco solo di precederlo con le mie corse, o di fregarlo con la forza dei miei ricordi e dei mie sogni.
Perché senza sogni, dove credi di andare, se non in luoghi già visti?
Quest’anno il Comitato del FunkyPrize (Roberto Polillo, Stefano Mantegazza, Paolo Ferrara, Francesco Gerla e la sottoscritta) ha stilato un manifesto che rappresenta molto bene quel presente indefinibile e  troppo prezioso per essere sprecato. Un’offerta incredibile di opportunità che aspettano solo di essere sfruttate. Perché Marco forse non si è inventato nulla, ma sapeva come pochi, riconoscere l’innovazione, comprenderla, farla sua e raccontarla con un entusiasmo che ha contagiato ogni persona che ha incontrato.

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Raccontami la cucina uzbeka

Liberty 38, cucina uzbeka

Liberty 38, cucina uzbeka

Grazie al progetto di Expo worldrecipes, sto incontrando persone particolarmente interessanti, che mi ricordano puntualmente che devo imparare a spostare il mio pigro e occidentale punto di vista.

Dopo diverse ricerche, non avevamo trovato fonti e possibili contributor per l’Uzbekistan, quindi ho iniziato a provare delle strade alternative, per trovare ricette da riportare su Expo worldrecipes. A quanto pare laggiù non è ancora arrivata la moda del foodblogging, come forse potete immaginare…
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Injera, il pane africano

injera pane africano

injera pane africano

Il lavoro di Expo worldrecipes, mi ha insegnato ha guardare le cose da un altro punto di vista, e non sempre il risultato è stato entusiastico.

Mi sono chiesta come mai vogliono piantare in pianura padana la quinoa che adesso è tanto in voga in Italia, ma che viene coltivata a tremila metri in Perù (non solo, certo, diciamo nelle zone andine, ma che proprio non stanno a 100 mt sul mare). Ovvero, sono d’accordo con la maggiore consapevolezza e un uso moderato, ma non bisogna dimenticare, che arriva da lontano e che l’impatto sale.

Mi sono chiesta perché, sempre in pianura padana ci stiano provando anche con il sorgo, che invece è originario delle zone aride africane.

Mi hanno risposto che è per la caratteristica del senza glutine…
Perché non vanno bene il grano saraceno, il miglio, il riso e il mais che sono sempre stati molto bene in zona?! Mah… continuerò a discuterne e ad approfondire con chi ne sa più di me.

Ovvio che nel ristorante etiope sotto casa mia, non facciano più il loro pane tradizionale con la farina di teff, anzi a dire la verità, indagando in rete, ho visto che la usano poco anche nel loro paese ormai. Usano il frumento, in alcuni casi semintegrale, ma vivendo qui mi sembra una scelta ragionevole di persone ragionevoli, in questa pazza società.

La ricetta potrebbe assomigliare ad una piadina, ma non lo è per una questione di fermentazione: due giorni lievitazione di un impasto molto liquido a temperatura ambiente. Anche su questo ho qualche dubbio a proposito della storia della ricetta considerando la temperature africane e magari l’assenza di frigoriferi…
ma come dicevo, continuerò a chiedere, in fondo questi sei mesi di Expo dovrebbero stimolare anche queste conversazioni… Quindi andrò a chiedere nei padiglioni dell’Eritrea e dell’Etiopia.

Io la propongo così:

Ingredienti:
Farina di teff 300 gr, 250 ml di acqua tiepida e 150 di acqua bollente, 5 gr di lievito di birra (se lievito madre 50 gr)

Preparazione:
In una ciotola capiente sciogliete il lievito nei 250 ml di acqua tiepida, unite la farina setacciandola e amalgamandola bene con una frusta.
Copritela con una pellicola e lasciatela lievitare due giorni, poi aggiungete l’acqua bollente e se lo desiderate un pizzico di bicarbonato. La consistenza dovrà essere una bella pastella liscia, tipo quella delle crepes.
Coprite di nuovo e lasciate riposare un’altra ora.

Per cuocerle usate una padella grande e antiaderente, un mestolo alla volta e quando vedete comparire delle bollicine in superficie, coprite con un coperchio per ultimare la cottura (uno/due minuti). È perfetta da accompagnare allo zighinì classico o anche con altri umidi.

Se ci pensate è facile e veloce da fare basta organizzarsi per tempo.

 

 

 

E poi domani, Expo Milano 2015

Expo Milano 2015

Expo Milano 2015

Da un anno e qualcosa di più, attraverso ogni mattina buona parte della città, da piazza Lima fino in zona San’Ambrogio, e osservo la città. L’ho vista cambiare, ho visto il fermento, ho visto i lavori, ho visto le interruzioni, ho visto la pazienza di alcune persone e mi è capitato di ascoltare e leggere la stanchezza di altre.

Milano è cambiata anche sotto il mio sguardo di cittadina in bici, è cambiata in meglio, e nessuno mi convincerà del contrario. È la Milano dei passanti che si sforzano di dare informazioni in inglese, è la Milano dello sguardo in sù dei tanti stranieri che negli ultimi mesi ho incontrato sempre più.
Lo scorso Salone del Mobile, è stata una breve anteprima, di quello che potrà essere, e vedere tanta gente in giro per le strade la sera, mi ha rallegrato.

Da ieri, ho quella strana sensazione, del “momento prima” quel vuoto senza tempo, che mi coglie prima di ogni avvenimento importante. Dai parti cesarei, al primo giorno di scuola, al mettere una fede al dito, al primo giorno di lavoro e potrei continuare per molte pagine, perché sapete che sono un’emotiva logorroica. Continue reading

Risotto al limone con puntarelle, pomodorini secchi ed alici

Le verdura di stagione è la mia fissa, e credo che sia una fissa che dovremmo avere tutti. Mangiare di stagione vuol dire approfittare del gusto degli ingredienti nel momento migliore, vuol dire risparmiare, vuol dire cercare l’armonia con l’ambiente intorno. Amo i pomodori, ma da ottobre ad aprile li mangio solo in conserva: pelati, passata, concentrato (anche triplo concentrato) e poi secchi e ammorbiditi nell’acqua tiepida.

Questo risotto è appunto il frutto della fretta, della creatività dello chef Diego Rossi, e della passione per ciò che offre il nostro inverno.
Ingredienti per 4 persone.
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