Succo di ananas e zenzero, la ricetta africana

succo di ananas e zenzero

succo di ananas e zenzero

Con il caldo africano di queste ultime settimane, ho pensato spesso al succo di ananas e zenzero della mia amica Kady, la mamma di Maryam, compagna delle elementari di Blanca. Negli anni in cui le nostre figlie giocavano sono successe tante cose, molte belle, e altre dolorose, ma il nostro raccontarci in un misto di francese e italiano le ricette della nostra terra ci ha sempre accompagnato.

Abbiamo fatto insieme torte e pizze nei pomeriggi d’inverno mentre le bambine giocavano, ma lei mi ha anche preparato il più buon con cous di pesce che io abbia mai mangiato (spero non mi sentano gli amici ivoriani) e io le ho preparato le lasagne al ragù senza carne di maiale, per lei religiosamente proibita… Continue reading

Educare vuol dire rendere autonomi, non devo dimenticarlo


Rebecca e Blanca Zamperini digitali

Da questa settimana, Blanca e Rebecca sono fuori dagli esami: la prima ha concluso la terza media e Rebecca la maturità classica.

Fa impressione direte voi, e avreste ragione: come miliardi di altri genitori sono lì a pensare che il tempo passi in fretta, che siano diventati grandi di colpo e che “non ci sono più le mezze stagioni, signora mia”. Ma loro due nell’ultimo anno e mezzo hanno affrontato quello che non mi sarei aspettata e, come me, sono ancora in piedi e capaci di guardare avanti senza esitazioni.

Mi ritrovo felicemente costretta ad accettare il fatto che il mio invecchiare coincida con la loro maturità, e che le mie azioni incideranno sempre meno sulla loro vita. Poi ripenso spesso con terrore a quella frase di non so quale pazzo di uno psicologo: “La parte fondamentale nell’educazione di un bambino è nei primi tre anni di vita”, e ovviamente questa frase la senti solo quando ne hanno quattro di anni e allora immagini chissà quali disastri potranno mai accadere nella vita di tuo figlio, visto che in quei primi tre anni non pensavi di giocarti il tutto per tutto e ti sei concesso come genitore di distrarti un attimo, o di essere semplicemente un po’ imbecille, o ansioso o altro, come capita al 90% dei genitori onesti: sì, perché quelli perfetti non esistono, possono essere solo bugiardi. Che poi magari non è così, ma pensarlo mi fa vivere molto meglio, e non mi renderà meno orgogliosa delle mie ragazze, così come lo era il loro papà.
blanca e rebecca zamperini

In questi ultimi mesi, la vita milanese non mi ha concesso molto tempo per loro, ma quello che succede organicamente in questi casi è che si cresca più in fretta e che si debba in qualche modo gestirsi un po’ più autonomamente. Certo che quando mi sono resa conto che ero io a chiedere alle mie figlie cosa mancasse in casa per fare la spesa sulla strada del ritorno, ho capito che gli equilibri e i ruoli si stavano modificando notevolmente.

So bene di essere considerata dalle mie figlie una madre “originale”, capace di concedere libertà, ma allo stesso tempo di assillare su certi punti in cui divento intransigente. Non sono appiccicosa, che non vuol dire che non mi manchino le mie figlie quando sono lontane, ma considero così importante il fatto che loro facciano la loro vita e le loro esperienze, che la soddisfazione e l’orgoglio superano sempre l’eventuale nostalgia. Me lo aveva fatto notare la Rebecca a tredici anni: “Mamma, com’è possibile che le mie amiche vengano continuamente chiamate dalle loro madri sul cellulare e tu invece non mi chiami mai?” io poi rispondevo puntualmente e sarcasticamente: “Sei sicura di volere che io diventi una madre come le altre?” Smetteva immediatamente…

La stessa ragazza un anno dopo, si sentiva fortunata, perché lei sapeva cucinarsi una pasta o caricare una lavatrice. E se minimamente conoscete la Rebecca, vi ho detto tutto 😉

L’altro giorno, alla mia ennesima partenza, mi sono dimenticata di lasciare del contante a Blanca per le eventuali commissioni che vanno dalle spese di cartoleria, all’acquisto di latte – biscotti – pappa dei gatti – quindi giustamente, e dall’alto dei suoi 14 anni mi ha fatto notare che se le avessi fatto la Postepay come quella di sua sorella Rebecca, non ci sarebbero stati problemi.

Eh già perché la Rebecca mi ha dimostrato di essere particolarmente parsimoniosa e attenta nel suo anno di studio ad Istanbul: ha speso poco e non è mai rimasta in panne, sapendosi gestire la sua piccola quota mensile (certo l’imputazione più importante per una golosa come lei era ovviamente il kebab!)

Quando è tornata l’anno scorso, l’ho dotata della carta prepagata su cui, o dal suo conto o dal mio, versiamo la liquidità necessaria per le spese da studente e per le commissioni di casa e online.

Il suo atteggiamento verso il denaro è rimasto lo stesso, lo considera uno strumento per la gestione delle attività e del suo futuro, e le spese più pazze che fa sono quelle in libreria o su Amazon. Della serie che preferisco frenare sul kebab, che su romanzi, fumetti, o le biografie di Ataturk, vi pare?

Non si sa come, ma è già riuscita a prenotarsi un volo in Grecia, un altro per Istanbul e il ritorno su Milano al prezzo di un’andata e ritorno da Napoli in Frecciarossa in prima classe, quindi chapeau alla diciannovenne di casa, che solo adesso ha ripreso a respirare, dopo due mesi in cui ha recuperato 1 anno e mezzo di studio.

Scendo dai miei pensieri e  Blanca è ancora lì che mi guarda con gli occhi grandi da gatto degli stivali del Disney attuale di Shrek mentre mi chiede di farle la carta personale. E io me la immagino pronta a scappare per fare shopping con le sue amiche sul corso, quindi le ricordo che avrà comunque un limite e non sarà semplicemente una soluzione a tutti i suoi desideri.

A lei finora era bastata una nota sul mio telefono dove sommavo i regali dei nonni e i soldi guadagnati con alcuni lavori, dal racconto sui giochi ad alcune presentazioni che abbiamo fatto insieme. Ah certo anche le sue paghette, che invece sono sempre molto incasinate, un po’ perché mi dimentico io e un po’ perché si dimentica lei, perché sa che se le richieste sono giuste e necessarie, non le detraggo certo da lì.  Ma il confine è sempre troppo labile e mi rendo conto che bisogna ristabilire delle regole precise, per dare modo a tutte e due di capire e di gestire al meglio.

L’anno prossimo comincia la scuola superiore, ha già il suo abbonamento dell’ATM e questo della carta prepagata è un altro sano passo di crescita.

La mia generazione è cresciuta con l’idea dei soldi di carta e basta; considerando che di carta erano anche gli assegni e i libretti, ma i nostri figli sono cresciuti sentendo parlare e confrontandosi costantemente su  e-commerce, operazioni online di ricarica, i costi delle l’ultima app e così via. E mi rendo conto che se voglio farle crescere nella gestione delle loro finanze, questa è la buona strada ma che non sarà esente da attenzione e controlli vari da parte mia.

Conversando su questi argomenti con amici e genitori ancora nel tunnel adolescenziale, e con alcuni di loro anche davvero super precisi, ho avuto certezza sulla validità della proposta di  IoStudio, appunto di Postepay, la prepagata che le scuole hanno distribuito agli studenti delle scuole superiori.

Ok Blanca, questa sarà la tua ultima estate con il conto sul mio telefono, e il prossimo anno dovrai cominciare a gestire le tue spese con maggiore autonomia, che vorrà dire comprare i libri, comprendere quali saranno gli sconti di cui approfittare e tutto il resto. A settembre ti farò una sorpresa 😉

Nel frattempo se volete informarvi meglio, trovate tutto su IoStudio (bello che ci sia anche il Ministero della pubblica istruzione,  Perché sì, anche i cittadini che crescono vanno educati ad amministrare le proprie risorse, vedi gli ultimi fatti d’attualità in Europa…

 

 

FunkyPrize 2015 è qui e adesso

funkyprize
Voglio scegliere la vita ha detto Sheryl Sandberg, numero due di Facebook, dopo trenta giorni di lutto per il marito David.
“Non lasciare che io muoia mentre sono ancora vivo” L’ho capito solo adesso: il valore che il tempo ha nella vita, è incommensurabile”
Condivido totalmente le parole di Sheril e mi ricordano che il tempo non è umanamente misurabile. È tridimensionale, è come il corpo di un adolescente che cresce in modo strano e imprevedibile, è come una medusa che si gonfia e respira nell’acqua.
Io non ho ancora fatto i miei conti con il tempo, cerco solo di precederlo con le mie corse, o di fregarlo con la forza dei miei ricordi e dei mie sogni.
Perché senza sogni, dove credi di andare, se non in luoghi già visti?
Quest’anno il Comitato del FunkyPrize (Roberto Polillo, Stefano Mantegazza, Paolo Ferrara, Francesco Gerla e la sottoscritta) ha stilato un manifesto che rappresenta molto bene quel presente indefinibile e  troppo prezioso per essere sprecato. Un’offerta incredibile di opportunità che aspettano solo di essere sfruttate. Perché Marco forse non si è inventato nulla, ma sapeva come pochi, riconoscere l’innovazione, comprenderla, farla sua e raccontarla con un entusiasmo che ha contagiato ogni persona che ha incontrato.

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Raccontami la cucina uzbeka

Liberty 38, cucina uzbeka

Liberty 38, cucina uzbeka

Grazie al progetto di Expo worldrecipes, sto incontrando persone particolarmente interessanti, che mi ricordano puntualmente che devo imparare a spostare il mio pigro e occidentale punto di vista.

Dopo diverse ricerche, non avevamo trovato fonti e possibili contributor per l’Uzbekistan, quindi ho iniziato a provare delle strade alternative, per trovare ricette da riportare su Expo worldrecipes. A quanto pare laggiù non è ancora arrivata la moda del foodblogging, come forse potete immaginare…
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Injera, il pane africano

injera pane africano

injera pane africano

Il lavoro di Expo worldrecipes, mi ha insegnato ha guardare le cose da un altro punto di vista, e non sempre il risultato è stato entusiastico.

Mi sono chiesta come mai vogliono piantare in pianura padana la quinoa che adesso è tanto in voga in Italia, ma che viene coltivata a tremila metri in Perù (non solo, certo, diciamo nelle zone andine, ma che proprio non stanno a 100 mt sul mare). Ovvero, sono d’accordo con la maggiore consapevolezza e un uso moderato, ma non bisogna dimenticare, che arriva da lontano e che l’impatto sale.

Mi sono chiesta perché, sempre in pianura padana ci stiano provando anche con il sorgo, che invece è originario delle zone aride africane.

Mi hanno risposto che è per la caratteristica del senza glutine…
Perché non vanno bene il grano saraceno, il miglio, il riso e il mais che sono sempre stati molto bene in zona?! Mah… continuerò a discuterne e ad approfondire con chi ne sa più di me.

Ovvio che nel ristorante etiope sotto casa mia, non facciano più il loro pane tradizionale con la farina di teff, anzi a dire la verità, indagando in rete, ho visto che la usano poco anche nel loro paese ormai. Usano il frumento, in alcuni casi semintegrale, ma vivendo qui mi sembra una scelta ragionevole di persone ragionevoli, in questa pazza società.

La ricetta potrebbe assomigliare ad una piadina, ma non lo è per una questione di fermentazione: due giorni lievitazione di un impasto molto liquido a temperatura ambiente. Anche su questo ho qualche dubbio a proposito della storia della ricetta considerando la temperature africane e magari l’assenza di frigoriferi…
ma come dicevo, continuerò a chiedere, in fondo questi sei mesi di Expo dovrebbero stimolare anche queste conversazioni… Quindi andrò a chiedere nei padiglioni dell’Eritrea e dell’Etiopia.

Io la propongo così:

Ingredienti:
Farina di teff 300 gr, 250 ml di acqua tiepida e 150 di acqua bollente, 5 gr di lievito di birra (se lievito madre 50 gr)

Preparazione:
In una ciotola capiente sciogliete il lievito nei 250 ml di acqua tiepida, unite la farina setacciandola e amalgamandola bene con una frusta.
Copritela con una pellicola e lasciatela lievitare due giorni, poi aggiungete l’acqua bollente e se lo desiderate un pizzico di bicarbonato. La consistenza dovrà essere una bella pastella liscia, tipo quella delle crepes.
Coprite di nuovo e lasciate riposare un’altra ora.

Per cuocerle usate una padella grande e antiaderente, un mestolo alla volta e quando vedete comparire delle bollicine in superficie, coprite con un coperchio per ultimare la cottura (uno/due minuti). È perfetta da accompagnare allo zighinì classico o anche con altri umidi.

Se ci pensate è facile e veloce da fare basta organizzarsi per tempo.